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	<title>Nelle tasche del tricheco &#187; Parole</title>
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	<description>Appunti e riflessioni di Fabio Curzi</description>
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		<title>Essere l&#8217;avanguardia, studiare Dante</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 20:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[avanguardia]]></category>
		<category><![CDATA[classicismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho incrociato Edoardo Sanguineti tre volte. La prima volta ci aveva spedito Carlo a San Gimignano, a me e Gabriele. Si era unita a noi Maura, di cui poi avrei sentito parlare per i suoi documentari, ma che non vedo più da una vita. Sanguineti era stato chiamato, con Mario Luzi e Alessandro Parronchi, dal Centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho incrociato <strong>Edoardo Sanguineti</strong> tre volte.<a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8b/Dore_woodcut_Divine_Comedy_01.jpg" rel="lightbox[376]" title="Farinata degli Uberti"><img class="alignright" title="Farinata degli Uberti" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8b/Dore_woodcut_Divine_Comedy_01.jpg" alt="Vedi là Farinata che s'è dritto, dalla cintola in sù tutto il vedrai" width="277" height="361" /></a></p>
<p>La prima volta ci aveva spedito <strong>Carlo </strong>a <strong>San Gimignano</strong>, a me e <strong>Gabriele</strong>. Si era unita a noi <strong>Maura</strong>, di cui poi avrei sentito parlare per i suoi documentari, ma che non vedo più da una vita. <strong>Sanguineti </strong>era stato chiamato, con <strong>Mario Luzi</strong> e <strong>Alessandro Parronchi</strong>, da<strong>l Centro Studi sul Classicismo</strong>. <strong>Lui, l&#8217;avanguardista, doveva parlare dei suoi classici, del suo canone</strong>. Finì con me e Gabriele di fronte ad una bottiglia di grappa rotta sugli scalini della piazza e con una sonettessa in acrostico spedita a Carlo a tenzone. Uno dei versi era &#8220;E. Sanguineti, Belzebù dei tini&#8221;. Ci ispirava la sua faccia dantesca.</p>
<p>La seconda volta lo incrociai dopo una sua conferenza all&#8217;<strong>Accademia di Belle Arti di Macerata</strong>. Era il periodo in cui cominciavo ad occuparmi di letteratura e canzone. In genere dopo i concerti mi presentavo dal musicista di turno e gli chiedevo &#8220;e tu come scrivi canzoni&#8221;? Quella volta mi presentai da lui (quello del <em><strong>Laborintus</strong></em><strong> </strong>musicato da <strong>Berio</strong>) e gli chiesi (col lei) &#8220;che musica ascolta&#8221;? Disse che s&#8217;annoiava con le canzoni, che le trovava troppo passatiste. <strong>Che lui tra i Beatles e i Rolling Stones, stava con gli Stones</strong>. Poi avrebbe sperimentato il <strong>rap</strong>.</p>
<p>La terza eravamo ad <strong>Urbino</strong>. <strong>Carlo<em> </em><span style="font-weight: normal;">mi infilò ad una cena di un convegno in cui si parlava di </span>Leonardo da Vinci<span style="font-weight: normal;">. La cena si teneva dopo uno spettacolo di</span> Dario Fo in Piazza Ducale<span style="font-weight: normal;">. Con un gioco di sedie </span>Carlo<span style="font-weight: normal;"> fece per sedersi di fronte a </span>Sanguineti <span style="font-weight: normal;">mi fece sedere e poi, dopo un minuto, era sparito all&#8217;altro capo della tavola, accanto alla moglie. Mi trovai così tra </span>Sanguineti<span style="font-weight: normal;"> e la vedova di </span>Paolo Volponi<span style="font-weight: normal;">. Quella sera finì a parlare della mia tesi e di qualche ricerca che cominciavo a fare sull&#8217;informatica e la letteratura. Finì a passeggiare con la signora, un filosofo tedesco e un&#8217;italiana che insegnava in Inghilterra, per le vie d&#8217;Urbino e verso i Torricini.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><em>Il primo a farmi leggere qualcosa di </em></span><em>Sanguineti </em><span style="font-weight: normal;"><em>fu Gabriele, in una stanza al secondo piano di via Don Minzoni, dove eravamo imboscati a parlare di poesia in sei o sette. La poesia era questa:</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><em> </em></span></strong></p>
<div id="_mcePaste">nella mia vita ho già visto le giacche, i coleotteri, un inferno stravolto da un</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;">[Doré,</div>
<div id="_mcePaste">il colera, i colori, il mare, i marmi: e una piazza di Oslo, e il Grand Hôtel</div>
<div id="_mcePaste">des Palmes, le buste, i busti:</div>
<div id="_mcePaste">ho già visto il settemmezzo, gli anagrammi, gli etto-</div>
<div id="_mcePaste">grammi, i panettoni, i corsari, i casini, i monumenti a Mazzini, i pulcini, i</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;">[bambini,</div>
<div id="_mcePaste">Ridolini:</div>
<div id="_mcePaste">ho già visto i fucilati del 3 maggio (ma riprodotti appena in bianco</div>
<div id="_mcePaste">e nero), i torturati di giugno, i massacrati di settembre, gli impiccati di marzo,</div>
<div id="_mcePaste">di dicembre: e il sesso di mia madre e di mio padre: e il vuoto, e il vero, e il</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;">[verme</div>
<div id="_mcePaste">inerme, e le terme:</div>
<div id="_mcePaste">ho già visto il neutrino, il neutrone, con il fotone, con</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;">[l'elettrone</div>
<div id="_mcePaste">(in rappresentazione grafica, schematica): con il pentamerone, con</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;">[l'esamerone: e il sole,</div>
<div id="_mcePaste">e il sale, e il cancro, e Patty Pravo: e Venere, e la cenere: con il mascarpone (o</div>
<div id="_mcePaste">mascherpone), con il mascherone, con il mezzocannone: e il mascarpio (lat.),</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;">[a *manus</div>
<div id="_mcePaste">carpere:</div>
<div id="_mcePaste">ma adesso che ti ho visto, vita mia, spegnimi gli occhi con due dita, e</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;">[basta:</div>
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		<title>Ricordi di scuola</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 11:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Povero Guerreschi: a diciott&#8217;anni era già un uomo e si vergognava di queste cose&#8230; Io invece, grazie a Dio, no.&#8221; Giovanni Mosca Non ricordo se fosse autunno o primavera, né tantomento l&#8217;anno, in cui il professor Civardi ci fece leggere dal libro di italiano un racconto di Giovanni Mosca, tratto da Ricordi di scuola. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">&#8220;<strong><em>Povero Guerreschi: a diciott&#8217;anni era già un uomo e si vergognava di queste cose&#8230; Io invece, grazie a Dio, no</em></strong>.&#8221;<br />
<strong>Giovanni Mosca</strong></p>
<p>Non ricordo se fosse autunno o primavera, né tantomento l&#8217;anno, in cui il professor Civardi ci fece leggere dal libro di italiano un racconto di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Mosca"> Giovanni Mosca</a>, tratto da <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788817125680/mosca-giovanni/ricordi-scuola.html">Ricordi di scuola</a></em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://picasaweb.google.com/fabiocurzi/Ripatransone#5184745938576351458"><img class="aligncenter" title="Scolari nel vicolo più stretto d'Italia" src="http://lh4.ggpht.com/_TFRF85nI810/R_Pq9g9-IOI/AAAAAAAACIk/jYQJI9XxWbo/s720/DSC_2256.JPG" alt="Ripatransone, Il vicolo più stretto d'Italia" width="432" height="287" /></a></p>
<p>Nel racconto (che potete leggere <a href="http://www.graffinrete.it/tracciati/articolo.php?id_vol=218">qui in estratto</a>) il giovane maestro si trovava a fronteggiare, alla prima nomina, una classe di bambini terribili. E&#8217; un libro in cui Mosca racconta con ironia e garbo un paese che si trasforma sotto il fascismo, in cui le divisioni sociali si amplificano. I ricchi si chiamano ricchi, i poveri si chiamano poveri. E in cui però un giovane maestro può prendere in mano la sua classe e portare il capobanda fino al Liceo e alla promozione sociale.</p>
<p>Un altro passaggio del libro si trova <a href="http://www.rottanordovest.com/maestri/mosca_ricordidiscuola.htm">qui</a>.</p>
<p>Anni dopo, finito il Liceo Classico e appena iscritti all&#8217;Università, Marco ed io incontrammo Civardi in un bar. Ci chiese cosa stavamo facendo. &#8220;Lettere&#8221; abbiamo risposto, con una punta di orgoglio di fronte alla persona che ci aveva probabilmente indirizzato su quella strada. &#8220;Babbei&#8221; ci rispose &#8220;dovevate iscrivervi ad Ingegneria, oggi&#8221;.</p>
<p>Oggi è morto uno dei <a href="http://www.agi.it/news/notizie/201004031253-cro-rt10036-giornalisti_e_morto_maurizio_mosca">figli</a> di Giovanni Mosca, simbolo di un&#8217;altra Italia.</p>
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		<title>Avatar e la propaganda della green economy</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 12:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera tornavo dalla visione di Avatar e cominciavo a pensare di buttar giù qualche idea suggerita dal film. Ho raggiunto degli amici per una birra e un paio di loro erano stati a vederlo il giorno prima. Questa mia amica ha detto subito &#8220;non mi è piaciuto, è una retorica vecchia, il film è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a rel="attachment wp-att-302" href="http://www.fabiocurzi.it/2010/01/avatar-e-la-propaganda-della-green-economy/imag001/"><img class="alignleft size-medium wp-image-302" title="Neytiri cavalca il thandor" src="http://www.fabiocurzi.it/wp-content/uploads/2010/01/imag001.jpg" alt="imag001 Avatar e la propaganda della green economy" width="480" /></a>Ieri sera tornavo dalla visione di Avatar e cominciavo a pensare di buttar giù qualche idea suggerita dal film. Ho raggiunto degli amici per una birra e un paio di loro erano stati a vederlo il giorno prima. Questa mia amica ha detto subito <em>&#8220;non mi è piaciuto, è una retorica vecchia, il film è scontato&#8221;</em>. Mi sono ficcato in una discussione piuttosto appassionata che mi è servita però per mettere in chiaro diverse cose.</div>
<div id="_mcePaste">Il punto di partenza è che <strong>Avatar è un film per la massa</strong>. <strong>Non è un film per geek e non è un film da vedere in una saletta con quattro cinefili</strong>. Va visto con un cinema pieno di gente e pop corn. Va visto con chi guarda il Grande Fratello e si sbraccia per X-Factor.</div>
<div id="_mcePaste">Il secondo punto è che la trama è semplice, lineare, perfettamente comprensibile. Non devi aspettarti colpi di scena spiazzanti. Le cose andranno come è giusto che vadano.</div>
<div id="_mcePaste">Il terzo punto è che <strong>gli effetti speciali &#8220;mascherano&#8221; i messaggi</strong>. Attento a goderti gli effetti di spazialità offerti da una porta sporca, piuttosto che dai voli tra i rami degli alberi, nemmeno ti accorgi di cosa sta dicendo il film.</div>
<div id="_mcePaste">Il quarto punto è che <strong>è un film pieno di citazioni</strong>. La rete delle citazioni è costruita sulla cultura pop del pubblico che andrà a vedere il film e il &#8220;già visto&#8221; aiuta la decodifica dei messaggi. Il modello del colonnello dei marines è certamente Robert Duvall in <strong>Apocalypse Now</strong>, che fa surf sul Mekong mentre la cavalleria aerea lancia napalm tutto intorno. Lo shuttle bianco con la prua trapezoidale si chiama Valkyria come l&#8217;astronave da bombardamento del videogioco <strong>Starcraft</strong>.</div>
<div>Il passaggio cruciale però è quello del senso del film. Qual&#8217;è il messaggio? Di cosa parla questo blockbuster?</div>
<div><strong>A mio parere Avatar è un film di propaganda (almeno quanto e come lo era Casablanca).</strong></div>
<div><strong>L&#8217;obiettivo principale è mettere al centro, per le masse, il concetto di equilibrio nella natura</strong>. Mentre in <strong>Star Wars</strong> l&#8217;equilibrio nella forza è riconducibile allo scontro tra Bene e Male, in <strong>Avatar </strong>l&#8217;equilibrio naturale fa più riferimento al ciclo della vita, al comune destino delle specie naturali con ritualità che sembrano prese in prestito dagli <strong>Indiani d&#8217;America</strong>. Diversi elementi nel film sembrano collegare i <strong>Navi</strong> anche ai <strong>Night Elves</strong> di <strong>Warcraft</strong>.</div>
<div id="_mcePaste"><strong>Semplifica il concetto di rete e di intelligenza collettiva/connettiva che era così centrale in Matrix.</strong> Semplificandolo e portandolo ad un livello &#8220;magico&#8221; fortemente emotivo.</div>
<div id="_mcePaste">Inoltre c&#8217;è un <strong>rovesciamento del punto di vista</strong> che, in un film di così largo consumo, è insolito. I marines sono i cattivi, sono venduti a degli affaristi che per denaro turbano lo scorrere naturale della vita. Certo il punto di vista a favore dei selvaggi non è nuovo (da <strong>Soldato Blu</strong> a<strong> Balla coi lupi</strong>) ma<strong> in un film di fantascienza rappresenta qualcosa di più perché, per paradosso, è proprio la tecnologia ad essere sconfitta dalla natura</strong>. <em>Ve li immaginate gli americani, con due fronti di guerra aperti, che a fine film urlano &#8220;marines go home&#8221;?</em></div>
<div>E voi che ne pensate?</div>
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		<title>Che c&#8217;è di meglio?</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 15:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://farm5.static.flickr.com/4028/4258823601_d1a45f9c54_b.jpg" rel="lightbox[295]" title="Che c'è di meglio?"><img class="alignleft" title="Che c'è di meglio?" src="http://farm5.static.flickr.com/4028/4258823601_d1a45f9c54_b.jpg" alt="Robert Pirsig, Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" width="480" /></a></div>
<div>
<p>Mi piacerebbe usare il tempo che ho a disposizione per parlare di alcune cose che mi sono venute in mente. Il più delle volte abbiamo tanta fretta che le occasioni per parlare sono ben poche. Il risultato è una specie di superficialità quotidiana senza fine, una monotonia che anni dopo ti porta a chiederti che ne è stato del tuo tempo e a rimpiangere che sia trascorso. Ora, invece, vorrei usare il mio per parlare un po&#8217; a fondo di cose che sembrano importanti.</p>
<p>Quel che ho in mente è una specie di Chautauqua &#8211; non riesco a definirlo altrimenti -, come i Chautauqua ambulanti che si rappresentavano sotto un tendone e si spostavano da un capo all&#8217;altro dell&#8217;America, l&#8217;America in cui siamo noi adesso, una serie di conversazioni popolari intese a edificare e divertire, a migliorare l&#8217;intelletto e a portare cultura e illuminazione alle orecchie e ai pensieri degli ascoltatori. I Chautauqua furono soppiantati dal ritmo più serrato della radio, del cinema e della televisione, e non mi pare che sia stato in assoluto un grosso progresso. Forse grazie a questi cambiamenti il torrente della coscienza nazionale è più rapido e copioso, ma mi pare che scorra meno in profondità. I vecchi canali non riescono a contenerlo e si direbbe che che nella sua ricerca di sbocchi nuovi esso semini lungo le sue sponde rovina e distruzione. Con questo Chautauqua non mi propongo di aprire qualche nuovo canale di coscienza, ma semplicemente di scavare più a fondo in quelli vecchi, ormai ostruiti dalle macerie di pensieri divenuti stantii e di ovvietà troppo spesso ripetute. <strong>L&#8217;eterno «Che c&#8217;è di meglio?», che scava in profondità invece che in ampiezza. Nella storia dell&#8217;umanità ci sono state epoche in cui i canali di pensiero avevano un corso talmente determinato che nessun cambiamento era possibile; non succedeva mai niente di nuovo e &#8220;il meglio&#8221; era una questione di dogma, ma non è il nostro caso.</strong><br />
Adesso sembra che il torrente della nostra coscienza comune stia straripando, perdendo la sua direzione e il suo scopo centrale, senza altro scopo se non quello del rovinoso compimento del suo impulso interiore.</p>
<p><strong>Penso solo che la fuga dalla tecnologia e l&#8217;odio nei suoi confronti portino alla sconfitta. Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore. </strong>Pensare altrimenti equivale a sminuire il Buddha &#8211; il che equivale a sminuire se stessi. Ed è di questo che voglio discutere nel mio Chautauqua.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Robert M. Pirsig<br />
</strong><em>Lo zen e l&#8217;arte della manutenzione della motocicletta<br />
</em>1974</p>
</div>
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		<title>La cultura del TG1 è uno scaffale dell&#8217;IKEA</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 13:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gianni Riotta aveva inaugurato al TG1 una rubrica di libri che chiamava Benjamin. Due minuti fa un tizio in pizzetto ha appena giustificato il cambio di nome della rubrica, ora Billy, contestato da un critico televisivo (Aldo Grasso). C&#8217;è chi si schiera accanto alla scelta del TG1. Il motivo del cambio è che Benjamin è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni Riotta aveva inaugurato al TG1 una rubrica di libri che chiamava Benjamin. Due minuti fa un tizio in pizzetto ha appena giustificato il cambio di nome della rubrica, ora Billy, contestato da un critico televisivo (Aldo Grasso). C&#8217;è chi si schiera accanto alla scelta del <a href="http://www.mantellini.it/?p=7462" target="_blank">TG1</a>.</p>
<p>Il motivo del cambio è che Benjamin è un nome di un polveroso filosofo, mentre Billy è il nome della più diffusa libreria dell&#8217;IKEA. E compito del TG sarebbe quello di divulgare la cultura a tutti. Contro i critici tromboni.</p>
<p>Capisco, Benjamin magari è un nome troppo alto (è solo il più importante critico della letteratura del &#8217;900) e quindi è meglio sceglierne un altro.</p>
<p>Ma copiare il nome dallo scaffale dell&#8217;IKEA fa pensare al livello alto delle menti che l&#8217;hanno scelto.</p>
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