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	<title>Nelle tasche del tricheco &#187; Come lo vedi il web?</title>
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	<description>Appunti e riflessioni di Fabio Curzi</description>
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		<title>Invertising Vs Il grande silenzio. Due recensioni al prezzo di una.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 16:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come lo vedi il web?]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Asor Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[BTO Buy Tourism Online]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Metitieri]]></category>
		<category><![CDATA[Il grande inganno del web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Invertising]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Iabichino]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho contattato Emidio, tramite Facebook, e gli ho ordinato un libro. Qualche volta sui libri nutro aspettative e allora mi piace comprarli in una libreria vera. In modo che già l&#8217;atto dell&#8217;acquisto stabilisca un legame tra me e il libro. Settimane fa avrei voluto scrivere una recensione ad un libro-intervista ad Alberto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Qualche giorno fa ho contattato <a href="http://www.facebook.com/people/Emidio-Girolami" target="_blank">Emidio</a>, tramite Facebook, e gli ho ordinato un libro. Qualche volta sui libri nutro aspettative e allora mi piace comprarli in una libreria vera. In modo che già l&#8217;atto dell&#8217;acquisto stabilisca un legame tra me e il libro.</em></p>
<p>Settimane fa avrei voluto scrivere una recensione ad un libro-intervista ad <strong>Alberto Asor Rosa</strong> uscito quest&#8217;estate. Inizialmente pensavo che Il grande silenzio, Intervista sugli intellettuali potesse essere abbinato al libro di <strong>Fabio Metitieri</strong>, <em>Il grande inganno del web 2.0</em>. Li vedevo appaiati, nel descrivere un mondo dove le idee fanno fatica a farsi largo, ad essere condivise e masticate. Poi la recensione al libro di Metitieri l&#8217;ho messa su <a href="http://www.anobii.com/books/Il_grande_inganno_del_Web_2.0/9788842089179/01c5b0db6ec4cca049/" target="_blank">Anobii</a> e quella ad Asor Rosa è rimasta a sedimentare ancora. Tagliando con l&#8217;accetta il libro può essere riassunto in questi concetti<br />
1) Non esistono più i <em>maître à penser</em>, quelle figure di riferimento che indirizzano la società;<br />
2) In Italia non esistono più gli intellettuali che, da una formazione umanistica e specialistica (filosofi, critici della letteratura), riescano a proporre modelli culturali forti e generali;<br />
3) Esiste una <strong>civiltà montante</strong> che sradica la tradizione e la sostituisce. Di questa <strong>civiltà montante</strong> fanno parte, a pari diritto, la televisione e Internet.<br />
Ho l&#8217;impressione che la realtà non sia questa ed è questo il motivo per cui ho aspettato a scrivere la recensione. Non avevo ben chiaro da dove partire per organizzare una risposta.</p>
<p>Poi sono andato a Firenze e al <a href="http://www.buytourismonline.com" target="_blank">BTO-Buy Tourism Online</a> ho avuto modo di scoprire (tardi) <a href="http://friendfeed.com/iabicus" target="_blank"><strong>Paolo Iabichino</strong></a>. In quell&#8217;occasione ha messo in gioco una riflessione intitolata <strong>Invertising</strong> e riassunta nel video che segue, tratto da un suo intervento al Festival dell&#8217;Economia di Trento di giugno 2009.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/CYab2AgXpbc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/CYab2AgXpbc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Questo materiale è diventato il libro che ho preso da Emidio, e che si intitola appunto <em>Invertising</em>. Il primo capitolo del libro è stato messo in condivisione sul <a href="http://www.invertising.it" target="_blank">sito</a> dedicato al progetto. Il libro parla di pubblicità e di comunicazione e di marketing, ma non soltanto.<br />
Parte dalla constatazione che le cose stanno cambiando. Non sono iniziate a cambiare oggi e non finiranno di cambiare oggi. Si tratta di un processo radicale al quale molti analisti prestano attenzione. Ma questi analisti non sono intellettuali nel senso in cui li intendeva Asor Rosa. Sono professionisti, sono imprenditori, che vedono il mondo cambiare e si pongono delle domande e cercano risposte. Ci sono anche sociologi, anche economisti, che il più delle volte si trovano impegnati in una sorta di prima linea. Tutti autori che Iabichino cita e che sono già impegnati in un confronto che valica i confini nazionali.<br />
Un elemento molto interessante del libro è che non proponga ricette. Pone questioni e interroga il lettore sulle soluzioni possibili, ma non è un manuale per pubblicitari. Credo che questo faccia parte dello spirito dei tempi, in cui la risposta piuttosto che provenire da una sola fonte è il frutto di una conversazione a cui tutti possono partecipare.</p>
<p>Provo allora a rispondere alle tre questioni che ho sintetizzato dal libro di Asor Rosa.<br />
1) I <em>maître à penser</em> ci sono ancora. Ma il loro accreditamento non passa dal consorzio accademico, dalle classifiche di vendita dei libri e neppure dal numero degli accessi al sito web. Sono riconosciuti da una sorta di <strong>&#8220;res publica&#8221; di pari digitali</strong>, ma pressoché sconosciuti al resto del mondo.<br />
2) Gli intellettuali esistono, ma non svolgono un&#8217;attività prevalentemente speculativa. <strong>Fanno &#8220;cose&#8221; oltre a fare &#8220;idee&#8221;.</strong> Sono pubblicitari, ingegneri, sviluppatori, start-upper. Solo che invece di lavorare a testa bassa condividono la loro visione del mondo. Contemporaneamente questi due gruppi costruiscono e mettono in atto i modelli culturali della <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2009/02/03/facebook-e-lascesa-della-cyberborghesia-1/" target="_blank">cyberborghesia</a>.<br />
3) <strong>La televisione non fa parte della civiltà montante più di quanto non ne faccia parte il teatro kabuki.</strong> Vengono tutte e due da un&#8217;altra era. La civiltà montante, ammesso che la definizione sia corretta, ha al suo centro Internet. E&#8217; la spina dorsale, il midollo, di tutte le connessioni in atto. La rete nervosa che raccoglie e trasporta gli stimoli al cervello.</p>
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		<title>Il tempo dello stoccafisso. Riflessioni sul futuro.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 17:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come lo vedi il web?]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi sono stato invitato a Ripatransone, da amici, a mangiare lo stoccafisso. Ignorando le tradizioni ripane sono caduto nell&#8217;errore di pensare ad un pranzo al ristorante. Si trattava invece di un pranzo tra amici, con cucina in casa. Così ho scoperto che a Ripatransone, per festeggiare Sant&#8217;Antonio il 17 gennaio, si organizzavano pranzi [...]]]></description>
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<p>Nei giorni scorsi sono stato invitato a Ripatransone, da amici, a mangiare lo stoccafisso.</p>
<p>Ignorando le tradizioni ripane sono caduto nell&#8217;errore di pensare ad un pranzo al ristorante. Si trattava invece di un pranzo tra amici, con cucina in casa. Così ho scoperto che a Ripatransone, per festeggiare Sant&#8217;Antonio il 17 gennaio, si organizzavano pranzi tra amici a base del merluzzo norvegese essiccato.</p>
<p>Già questo è un mezzo mistero per me. Come sono arrivati da noi stoccafisso e baccalà, come sono entrati nella cucina tradizionale? Non preparavamo noi stessi pesce essiccato o salato? (La risposta è sì, la domanda ulteriore è: perché non lo facciamo più?).<br />
Torno ai ripani. Ho capito che la cucina dello stoccafisso è un fatto maschile. Le ricette venivano passate tra uomini, quasi di padre in figlio, ed era compito dell&#8217;uomo la preparazione del piatto. Inoltre al pranzo di Sant&#8217;Antonio partecipavano solo gli uomini.</p>
<p>Per la preparazione del piatto è necessario acquistare lo stoccafisso entro Natale. Per renderlo commestibile, infatti, andrà messo a bagno nell&#8217;acqua corrente (un filo d&#8217;acqua che scorre continuamente) per 12-14 giorni. Per poterlo mangiare al 17 gennaio bisognerà quindi avviare la preparazione quasi un mese prima. Inoltre l&#8217;essicazione del merluzzo richiede, da sola, sei mesi di tempo.</p>
<p>Qualche giorno dopo sono tornato a riflettere su questo pranzo.</p>
<p>Nella gestione dei progetti ognuno sa quanto sia importante la gestione dei tempi, la pianificazione e la sincronia del lavoro. Da qualche mese si sta affermando un web in tempo reale che, grazie a Twitter e i servizi di lifestreaming, permettono di conoscere e reagire in tempi brevi ad eventi, permettono una grande mobilitazione collettiva. Aiutano ad amplificare il sentimento del presente.</p>
<p>Inizio a pensare, però, che non siano strumenti efficaci per la preparazione del futuro.</p>
<p>Il futuro richiede un pescatore delle Lofoten, un essiccatore norvegese, un trasporto attraverso l&#8217;Europa, un negozietto di specialità, e un cuoco previdente.</p>
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		<title>Che c&#8217;è di meglio per te? La risposta di Hunch</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 16:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come lo vedi il web?]]></category>
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		<description><![CDATA[It’s not “What’s Best”, it’s “What’s Best for You” è il titolo dell&#8217;ultimo post sul blog di Hunch, uno dei progetti più interessanti presentati nel 2009, tanto da suscitare l&#8217;interesse di Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, che è entrato nel board della società ai primi di dicembre. Hunch è si propone come uno strumento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.hunch.com/?p=12594" target="_blank">It’s not “What’s Best”, it’s “What’s Best for You”</a> è il titolo dell&#8217;ultimo post sul blog di <a href="http://www.hunch.com" target="_blank">Hunch</a>, uno dei progetti più interessanti presentati nel 2009, tanto da suscitare l&#8217;interesse di <a href="http://blog.jimmywales.com/2009/12/07/whats-new-for-me-hunch/" target="_blank">Jimmy Wales</a>, fondatore di Wikipedia, che è entrato nel <a href="http://blog.hunch.com/?p=10694" target="_blank">board</a> della società ai primi di dicembre.</p>
<p>Hunch è si propone come uno strumento di aiuto nel prendere decisioni, dalla migliore destinazione per una vacanza all&#8217;opportunità di farsi un tatuaggio o di mollare il/la ragazzo/a. (Dicono loro).</p>
<p>La questione che pone Hunch mi sembra uno dei temi centrali di questo periodo, vale a dire la personalizzazione delle risposte a seconda dell&#8217;utente. Anche in questo senso Google ha da poco attivato il servizio &#8220;<a href="http://googlemobile.blogspot.com/2010/01/finding-places-near-me-now-is-easier.html" target="_blank">Near me now</a>&#8221; destinato alla ricerca da apparecchio mobile ad integrazione della ricerca <a href="http://googlemobile.blogspot.com/2009/09/introducing-new-local-search-for-mobile.html" target="_blank">locale</a>.</p>
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		<title>Dalla punta guardando l&#8217;orizzonte</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 01:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono abbastanza sicuro, domani a quest&#8217;ora non sarò al computer, ma probabilmente starò giocando a Taboo o a Trivial (sperando di vincere). Non sono tipo da bilanci di fine d&#8217;anno, anche perché ho sempre detto che il mio capodanno è a febbraio (a data variabile), stavolta però per una serie di coincidenze questi giorni segnano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.fabiocurzi.it/wp-content/gallery/picasa/guarda.jpg" alt="guarda Dalla punta guardando lorizzonte"  title="Dalla punta guardando lorizzonte" />Sono abbastanza sicuro, domani a quest&#8217;ora non sarò al computer, ma probabilmente starò giocando a Taboo o a Trivial (sperando di vincere).</p>
<p>Non sono tipo da bilanci di fine d&#8217;anno, anche perché ho sempre detto che il mio capodanno è a febbraio (a data variabile), stavolta però per una serie di coincidenze questi giorni segnano comunque una svolta.</p>
<p>Il 2009 per me è stato un anno lungo, in cui giorno dopo giorno sono emerse sfide e difficoltà, sono avvenuti incontri e molti cambiamenti.</p>
<p>E&#8217; stato l&#8217;anno, per me, di una presa di posizione politica esplicita, oltre la semplice espressione di un voto o di una personale inclinazione. La candidatura alle elezioni provinciali l&#8217;ho accolta con incoscienza e con partecipazione. Poi però è arrivata una riflessione più profonda e l&#8217;allontanamento dal percorso intrapreso dagli altri. Non credo che si tratti di un percorso sbagliato, nelle intenzioni e negli obiettivi, ma penso che fraintenda profondamente il momento di trasformazione in atto nella società. Meglio, che ne colga e stigmatizzi solo gli elementi negativi, senza rilanciare alcune dinamiche positive e senza dare il giusto peso ad un improcrastinabile ricambio generazionale.</p>
<p>Poi c&#8217;è stata la chiusura di Graduus, il cambio degli obiettivi personali e delle forze da mettere in gioco e insieme c&#8217;è stato il rientro in Università, lasciata proprio per far nascere quel progetto. In questi giorni potrebbero esserci altri sviluppi. Vedremo.</p>
<p>Ci sono stati quest&#8217;anno gli incontri, Alessia e Getulio e Sonia, Michela e Roberta, Eleonora e Giulia, Vincenzo e Massimo, Pino, Olimpia e Paolo, e Gian Luigi. E quei marchiciani sociali che girano per aperitivi. E se ha ragione Vinicius de Moraes, che la vita è l&#8217;arte dell&#8217;incontro, allora quest&#8217;anno ho vissuto davvero bene.</p>
<p>Poi c&#8217;è stato InTraverso, che è iniziato il primo d&#8217;agosto e ancora non è finito. Il viaggio da Novafeltria ad Arquata del Tronto, a piedi e coi mezzi vari, è terminato a ferragosto. Ma il percorso di comprensione delle Marche è appena iniziato. Siamo una regione di vecchi con la vista che s&#8217;abbassa e l&#8217;udito che ci abbandona. Fuori delle quattro mura sbrecciate dei nostri borghi tutto è cambiato e noi siamo come vergare a raccontarci sempre le stesse storie, a ricordare le storie del bel tempo passato. Attaccati alla speranza che l&#8217;incubo della modernità finisca e si possa tornare ai natii borghi selvaggi, dopo aver devastato le valli con capannoni industriali deserti. Ci sono persone che sono più responsabili (più colpevoli) di altre in questa desolazione. Ci sono persone meritevoli, che lavorano giorno per giorno sulla linea del cambiamento e del miglioramento delle nostre condizioni di vita.</p>
<p>Il tipo nella foto, là, guarda il mare. Dalla punta del porto di San Benedetto del Tronto. Un porto di poche barche ormai, di pochi marinai, di una città che s&#8217;è persa da quindici anni. Cosa vede all&#8217;orizzonte?</p>
</div>
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		<title>L&#8217;etica da Q a Pekka</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 02:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come lo vedi il web?]]></category>
		<category><![CDATA[Bush de Noel]]></category>
		<category><![CDATA[Etica hacker]]></category>
		<category><![CDATA[Lindt Aachen]]></category>
		<category><![CDATA[Luther Blisset]]></category>
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		<category><![CDATA[Q]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa storia va raccontata partendo dalla Germania (anno 2001) dove confina con l&#8217;Olanda e il Belgio. Ero ad Aachen per fare visita ad un&#8217;amica in Erasmus, proveniente da Marsiglia dove mi aveva ospitato una mia amica di ICQ (bisous, Pascale). Ad Aachen c&#8217;è la Cappella Palatina di Carlo Magno (Aachen=Aquisgrana, la capitale del Sacro Romano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabiocurzi.it/?attachment_id=240"><img class="alignright size-medium wp-image-240" title="Aachen 2001" src="http://www.fabiocurzi.it/wp-content/uploads/2009/12/img001-225x300.jpg" alt="img001 225x300 Letica da Q a Pekka" width="225" height="300" /></a> Questa storia va raccontata partendo dalla Germania (anno 2001) dove confina con l&#8217;Olanda e il Belgio. Ero ad Aachen per fare visita ad un&#8217;amica in Erasmus, proveniente da Marsiglia dove mi aveva ospitato una mia amica di ICQ (bisous, Pascale). Ad Aachen c&#8217;è la Cappella Palatina di Carlo Magno (Aachen=Aquisgrana, la capitale del Sacro Romano Impero) e molte statue e siccome è vicina a Köln (Colonia) si trova la birra kölsch, attraverso la quale ho scoperto le birre regionali tedesche. La città è molto bella e molto viva, grazie anche agli studenti universitari, e all&#8217;Aoxomoxoa mi sono sentito molto piccolo mentre pogavo sui Rage Against the Machine (poi ho scoperto che il nome del locale veniva da un disco dei Grateful Dead).</p>
<p>Ad Aachen oltre a queste belle cose ci sono le terme e la fabbrica della Lindt, che per andarci abbiamo preso un autobus che aveva un capolinea in Germania e l&#8217;altro in Olanda, ed era bello e molto europeo.</p>
<p>Su quest&#8217;autobus un ragazzo si avvicina e rivolto a me e alla mia amica (aveva capito che eravamo italiani) ci chiede se conoscevamo Q e se l&#8217;avevamo letto. Q l&#8217;avevo letto e rimasi sorpreso che fuori d&#8217;Italia qualcuno lo conoscesse.</p>
<p>Stasera sono stato in birreria con un&#8217;altra amica (Bush di Natale, 13 piacevolissimi gradi) e a un certo punto ho cominciato a sproloquiare dilivres de chevet. Quei testi da tenere sempre a portata, sul comodino o a mente, quelli che ti ispirano nelle giornate.</p>
<p>Alla fine ho messo a fuoco che, per me, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Q_(romanzo)" target="_blank">Q di Luther Blisset</a> e l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etica_hacker" target="_blank">Etica hacker di Pekka Himanen</a> sono due libri fondamentali per la nostra generazione (o almeno per la cyberborghesia cara a <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2009/02/03/facebook-e-lascesa-della-cyberborghesia-1/" target="_blank">Giovanni</a>). Perché in entrambi i libri c&#8217;è una tensione alla speranza e al futuro che difficilmente ho riscontrato altrove, anche in analisti più puntuali o in romanzieri più avvincenti.</p>
<p>Non si tratta, alla fine, di quanto siamo bravi a leggere il nostro tempo, ma di quanto siamo capaci di assumere su di noi la responsabilità di farci artefici (<em>faber fortunae suae)</em> o nocchieri (<em>gubernator</em>) in gran tempesta.</p>
<p>C&#8217;è un sacco da fare.</p>
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