Incontri sulla canzone italiana a Grottammare

In collaborazione con il Comune di Grottammare, da alcuni anni, tengo una serie di incontri sulla canzone italiana. Serate di ascolto di brani e di conversazione e interpretazione che avevano un carattere prevalentemente cronologico. Quest’anno invece gli appuntamenti si svilupperano intorno a quattro tematiche connesse tra loro.

Per chi volesse seguire l’andamento degli incontri, per ora c’è una pagina evento su Facebook.

Le tue radici danno la saggezza
Chiacchierate e ascolti sulla Canzone Italiana

Biblioteca Comunale, Grottammare
martedì 23 febbraio, 2-9-16 marzo
Ingresso gratuito.

Gli autori di canzoni fanno spesso emergere un rapporto forte con il proprio territorio: si cantano le città vissute e le campagne abbandonate, si cantano i mestieri dei genitori e i sogni per i figli, si cantano la noia e la confidenza della provincia.

Terra mia – Il rapporto con la vita di campagna già dal primo ’900 e poi da Modugno a Celentano, da Battisti a Silvestri è un rapporto contraddittorio. Una terra faticosa, con poche occasioni di migliorare la propria vita, o al contrario il rifugio nel quale ritrovare valori umani ed equilibrio con la natura.

Città oblique – Le strade delle città sono state giungla e ricovero: da Milano a Napoli, da Genova a Bologna, Torino e Roma hanno attratto generazioni di italiani trasformandone la vita. Nelle canzoni si trovano le tracce di questi cambiamenti, dei traumi e delle speranze che hanno prodotto.

Le case – Il rapporto tra le generazioni è spesso raccontato attraverso il ricordo di case abitate nel passato. Giocattoli nascosti in soffitta o macine di mulino sul muro fanno emergere le ombre di se stessi e dei propri antenati, ombre a cui chiedere del proprio destino.

Viaggi e miraggi – La partenza, l’emigrazione o la fuga, il ritorno: i viaggiatori delle canzoni inseguono sogni e miraggi o fuggono da realtà dure. Presi tra volontà di migliorare la loro vita, di trasformarla o in un desiderio di annullamento che li porta a rinnegarsi.

locandina 213x300 Incontri sulla canzone italiana a Grottammare

Le tue radici danno la saggezza

Canto e disincanto – Battisti, il cavallo e Prudente

Questa sera presso il circolo culturale Babazuf di Castel di Lama terrò il primo di una serie di incontri sulla canzone italiana. Vista l’occasione ne approfitto per pubblicare sul blog un articolo in uscita per la rivista Over.

Durante gli anni ’60 i romanzi di Jack Kerouac e i fondatori della beat generation avevano contribuito a diffondere il mito di un viaggio-vagabondaggio che più che un attraversamento di luoghi era un percorso di scoperta della propria dimensione interiore. Anche tra i giovani d’Italia circolavano racconti di avvenure ad Amsterdam e Londra, di leggendari viaggi fino a Capo Nord in autostop o di ancor più mitiche escursioni negli ashram indiani pubblicizzati dai Beatles.

Non stupisce quindi che all’inizio degli anni settanta nel percorso personale di un musicista o più in generale di un’artista trovasse spazio un “viaggio di formazione” e soprattutto che questo avesse una dimensione pubblica (d’altra parte già da una decina d’anni erano stati fatti pubblici anche il servizio militare di Elvis Presley o Gianni Morandi..).

Nel 1970 Mogol aveva 34 anni e Lucio Battisti 27. Su proposta del paroliere i due progettarono un viaggio a cavallo da Milano a Roma che ebbe luogo tra giugno e luglio. Battisti lo raccontò in tre articoli per “Tv-Sorrisi e Canzoni”, ma il segno più importante di quell’esperienza si manifestò nell’album Amore e non amore.

La partenza avvenne il 21 giugno dalla Cascina Longora, nel comune di Carpiano, Continue reading “Canto e disincanto – Battisti, il cavallo e Prudente” »

Del rispetto del pubblico non pagante

Ieri sera sono stato a sentire un concerto che mi dicono “indie”. Siccome dicono indie sembra una cosa nuova, ma a me è sembrato un concerto come ce n’erano quindici anni fa con gruppi sconosciuti. Il concerto era aperto da Mattia Coletti, chitarrista silenzioso. Sono arrivato che sembrava stesse accordando, mi dicono che il concerto è appena iniziato. Ascolto da lontano e viene fuori che sa suonare la chitarra. L’abbiamo davvero capito che sa suonare la chitarra.

Poi, come gruppo centrale della serata si sono esibiti i Comaneci, che non sono neanche male. Delicata ed espressiva voce lei, buone sonorità alla chitarra lui. Si esibiscono in duo, ma da quanto si capisce dai video su Youtube la formazione è variabile. Non sono male, ma se penso che stanno, per me, nella fascia di She & Him, Soap & Skin o di molti altri ammericani indie, penso che abbiano ancora troppa strada da fare.

La star della serata doveva essere ?Alos che nel sito annuncia di occuparsi di musica, arte, fashion. Ha iniziato con una cerimonia fatta di offerte bacchiche e suoni gutturali e una veletta nera da prèfica. Sembrava un rito iniziatico e poi ha iniziato il concerto e ha proseguito coi suoni gutturali. Immaginate un soundcheck di un gruppo death, fatto con un ronzio di fondo alla cassa (che ronzava davvero). Dopo un po’ sono andato via, rimpiangendo le Diplofonie e triplofonie di Demetrio Stratos.

E’ vero che non ho pagato il biglietto per ascoltare la serata, ma sono andato al concerto per soddisfare le mie esigenze di spettatore: scoprire qualcosa di nuovo, qualcosa di emozionante, qualcuno che dimostrasse talento e professionalità. Mi sono trovato davanti a qualcuno che aveva bisogno di affermare il proprio ego di artistafuoridaicanoni (salvo il fatto che prima ci sono stati i Velvet underground, New York, Berlino, i CCCP, Francois Regis Cambuziat, Vincenzo Onorato, per dire).

Se tu artista non ti metti chiaro in mente di stabilire un rapporto con me spettatore o pubblico, invitandomi ad entrare nel tuo mondo, continuerai ad accordarti la chitarra da solo.

Questi sono i Comaneci.

Storia della canzone italiana

Per il terzo anno consecutivo sto tenendo per il Comune di Grottammare una serie di incontri sulla canzone italiana. Il ciclo fa parte di un programma più esteso, “Libera…mente”, che si propone come una piccola università popolare. Si alternano corsi di pittura su stoffa, di lingua inglese, di architettura…

Al primo incontro, giovedì scorso, c’erano poche persone (ma era anche giovedì santo). Questa settimana speriamo di aumentare le visite.

La playlist di giovedì 20 marzo:

  1. Il feroce monarchico Bava
  2. Inno della rivolta proletaria – I gufi
  3. Stellette/Domattina si va all’assaltoI gufi daYoutube
  4. O Gorizia tu sei maledetta – I gufi
  5. Giovinezza
  6. Ma cos’è questa crisi – Rodolfo De Angelis
  7. FortunelloPetrolini da Youtube
  8. Come pioveva – Armando Gill
  9. Silenzioso slow – Alberto Rabagliati
  10. Le tristezze di San Luigi – Trio Lescano vs Saint Louis Blues – Louis Armstrong
  11. Se vuoi goder la vita – Carlo Buti
  12. Parlami d’amore Mariù – Vittorio de Sica vs Stefano Bollani & Elio

In appendice abbiamo ascoltato anche alcune delle prime registrazioni discografiche, entrambe di Enrico Caruso. La prima del 1902 è la prima incisione canora in assoluto ed è l’aria Giunto sul passo estremo dal Mefistofele di Arrigo Boito, registrata in albergo a Milano. La seconda ascoltata è del 1904 ed è Mattinata di Ruggero Leoncavallo. Questa seconda incisione, realizzata in un hotel di New York, è eccezionale per vari motivi a mio parere. Fino a quel momento Caruso ha inciso romanze e arie da opere liriche, ma non ha ancora affrontato il repertorio popolare. All’epoca la registrazione avveniva senza microfono e senza possibilità di sovraincisione, cantando e suonando rivolti verso la tromba del grammofono. Caruso e Leoncavallo, piano e voce, interprete e autore, eseguono ed incidono il brano per la prima volta e si tratta sì di una romanza, ma composta quando già il disco esiste e si sta diffondendo. Per la prima volta un brano conosce la notorietà non attraverso l’esecuzione dal vivo e la distribuzione degli spartiti, ma direttamente attraverso il disco, che raggiungerà un pubblico che non ha neppure mai assistito ad un concerto di Enrico Caruso. Forse Mattinata è la prima canzone moderna.