L’acqua del rubinetto e il social network

Non vedo perché Facebook ora, e prima altri strumenti, debbano essere considerati in maniera negativa “per loro natura”.
Il fatto che FB sia prevalentemente uno spazio ludico-ricreativo non significa nulla. Di fatto non è in alcun modo FB a determinare quali contenuti gli utenti vorranno pubblicare.water 275x300 Lacqua del rubinetto e il social network
Personalmente, ricevo per quella via una grande quantità di comunicazioni politiche e sociali, talmente fitte da diventare noiose. Evidentemente i miei contatti in gran parte si occupano di questo, tanto che negli ultimi giorni ho smesso di ignorare le applicazioni e i giochi e sono passato ad ignorare le richieste di adesione a questa o quella campagna sull’acqua.

Non sono solo le aziende a poter vedere di cosa ci interessiamo, siamo noi per primi a poter capire quali sono gli interessi delle persone ci circondano. E’ su questo che stabiliamo la forza o la debolezza di rapporti.
Certo, ci sono anche le aziende. Sono anche in birreria quando incontro i miei amici. Anzi mi incontro all’interno di uno spazio commerciale in cui se non pago il titolare non accetta la mia presenza.
Potrei invitare i miei amici nel salotto di casa. Offrirgli acqua di rubinetto e marmellata autarchicamente prodotta con qualche frutto coltivato sul balcone. Ma ho l’impressione che a molti questa apparirebbe una forzatura. Non mi scandalizza che le aziende facciano il loro lavoro.

Sono io utente a scegliere, piattaforma per piattaforma, quali informazioni sono disposto a concedere al social network.
C’è in generale una questione di autocoscienza e di autorappresentazione delle persone attraverso queste piattaforme.
Il processo iniziato nel commercio equo e solidale, per cui il consumatore prende coscienza della forza politica (in senso alto) del suo gesto d’acquisto, va trasferito all’interno dei SN. Col tempo le persone formalizzeranno codici di comportamento che troveranno vantaggiosi o svantaggiosi, in base ai loro bisogni. Si applicherà una censura o una punizione, e già il meccanismo è in atto, per quei soggetti che vorranno forzare il rapporto stabilito.

La trascrizione dell’intervento su Internet di Francesco Merlo

Quella di seguito è a trascrizione delle osservazioni che Francesco Merlo ha rivolto questa mattina dai microfoni di Prima Pagina su Rai Radio 3 a proposito di Internet e Facebook. Fa riferimento ad una notizia che si può trovare in vari giornali relativa ad un’applicazione per Facebook in cui si può giocare al camorrista.

La parte più importante mi sembra quella relativa al linguaggio con vengono liquidati gli utenti di Internet e gli argomenti coi quali si affrontano i temi complessi del social network.

Qui l’intero podcast del 30 novembre. L’intervento su Internet comincia al minuto 39.00.

Dove stanno le stranezze oggi? Dove sta anche la democrazia, e cioè su Internet. Prendo su Repubblica di oggi il titolo “Un gioco per diventare camorristi”. [...]
Nel gruppo ci sono 6599 utenti attivi. Che evidentemente sono degli sfaccendati come quasi tutti gli internauti. Però sono anche delle persone che cercano qualcosa. Gli internauti sono delle persone che cercano anche dei bisogni psicologici. C’era un famoso scrittore americano che diceva “meno male che c’è Internet almeno tutti quanti i pervertiti stanno seduti a tavolino” invece di minacciare le persone per strada.[...]
Sono applicazioni che non sono state sviluppate da Facebook, come spiega lo stesso social network. Che naturalmente mette le mani avanti, stanno lì dentro, sono lì dentro dice, ma non le hanno fatte loro. Ci stanno, arrivano così, come sempre. Anno di uscita mai, li condannerei a stare tutta la vita su Facebook. Voi sapete che Facebook in alcuni paesi, sto parlando degli Stati Uniti è stato proibito ai minori di 13 anni. Io ho una figlia di 13 anni e sta spesso su Facebook e anche per questo sono arrabbiato un po’ arrabbiato come avete potuto sentire, e possiamo anche riderci sopra. [...]
Un’altra opzione è restare un cane sciolto. Che è un bel termine. Io resterei un cane sciolto, ma se uno è un cane sciolto non va su Facebook, va lì dove sono i cani sciolti cioè nelle strade libere.

Francesco Merlo

Finisce marzo

Il 31 di marzo si fanno i programmi per i prossimi due mesi e spiccioli. L’otto giugno, succeda quel che succeda, sarò al mare a riposarmi. Da qualche tempo sono stato coinvolto nella campagna elettorale di Massimo Rossi, presidente della Provincia di Ascoli Piceno.

Per spiegare perchè un presidente apprezzato e stimato in maniera trasversale in tutto il territorio, riconosciuto come portatore di un metodo nuovo di partecipazione alle scelte amministrative già a livello comunale come sindaco e poi a livello provinciale, impegnato sui temi dell’ambiente, dell’innovazione, dell’integrazione, delle politiche di sostegno e collaborazione all’Africa e al SudAmerica, spiegare perchè non vada bene per il Partito Democratico, beh, questo è impossibile.

Impossibile se si trattasse di fare un ragionamento sul piano politico vero e proprio. Se poi ci sono altre questioni di mezzo…

Intanto provo a raccontare quest’esperienza che è fatta (anche) di Blog, di Twitter, di Facebook, di FriendFeed, e tutti gli altri infernali marchingegni di questa contemporaneità.