Reali relais

Reali relais

“la realtà, la realtà
la realtà, la realtà
la realtà, la realtà
la realtà, la realtà”
Musicista contabile – Afterhours – 1997

 

La tentazione di entrare in un discorso sul reale è molto forte. Spinto da gabgolan nel suo commento, ma anche, casualmente, da letture di filosofia antica. Tempo fa, quando l’informatica era per me più oscura di quanto lo sia ora mi chiedevo “dove sono gli ipertesti? dove esistono?”. Percepivo un forte distacco tra l’essere degli ipertesti (e del web) sullo schermo, dove erano presenti a noi utenti e il loro essere sul disco, dati immobili fino al risveglio. E ancora di più era misteriosa l’essenza dei filmati, che non venivano salvati in nessuna cache…

Dies irae - Kurt Wenner - Anamorfosi


Cercavo di rispondere con le mie conoscenze strettamente umanistiche a banali problemi di ordine tecnico. Non ponevo le domande nella maniera corretta alle persone giuste. Il problema non era negli ipertesti ma nel mio modo di pensare non adeguato all’oggetto della mia riflessione.
E’ normale che tra due o più persone si stabiliscano relazioni quando vengono a trovarsi in un medesimo ambiente. Questo vale per una piazza, un centro commerciale o una bottega di caffè d’importazione. Vale anche per una telefonata tra due uffici, dove il mezzo di comunicazione è un telefono che trasmetta in analogico o in digitale. Vale anche per le relazioni che si stabiliscono tra un lettore che scrive ad un quotidiano ed il giornalista che risponde, anche se i due non si incontreranno mai. Cosa turba allora nelle relazioni che si stabiliscono in ambienti cosiddetti “virtuali”? Probabilmente la questione principale è estetica.
La qualità di una relazione umana non potrà essere assolutamente determinata dal mezzo. A me sembrano più importanti le intenzioni dei soggetti che instaurano il rapporto, e dalla capacità di ognuno di utilizzare il mezzo di comunicazione scelto.. Se incontrassi un indigeno, di notte, su un’isola deserta, probabilmente la prenderei male. A meno che, fasciata in un pareo semitrasparente, non mi offrisse un bel cocktail salutandomi in perfetto inglese.

 

Portando l’isola nel mondo virtuale, ecco che molti tra noi si trovano come naufraghi sulla spiaggia. Incerti nell’intendere se i nativi digitali o i pionieri che li hanno preceduti abbiano intenzioni ostili, in difficoltà con la lingua parlata nella rete, non riescono a esprimere e comprendere l’espressione delle emozioni attraverso un altro mezzo. Ma dove sono, in quale tempo e spazio, i nostri amici naufraghi?

4 Comments
  • Fabio Curzi
    Posted at 19:41h, 05 Marzo Rispondi

    provvisoriamente…
    Scritto da gabgolan
    Premessa: questo è un commento provvisorio. E il commento provvisorio dice: mentre – sguardo nel vuoto dello schermo – ero tutto intento a chiedermi se fosse più bello e problematico il post di Fabio o la foto a commento, e a domandarmi il significato di questa, di quello, e della relazione fra quella e questo, i miei occhi hanno improvvisamente messo a fuoco uno degli annunci che corredano, da qualche tempo a questa parte, il sito di graduus: “Rosario digitale PREX con cuffie: acquistalo su holyart.it: prezzo imbattibile”. E devo confessare che lì tutti i miei pensieri si sono di nuovo fusi e confusi. E sono tornato a naufragare su un’isola che non so dov’è.

  • Fabio Curzi
    Posted at 19:41h, 05 Marzo Rispondi

    Scritto da outro
    mannaggia a me che mi perdo sempre nei dettagli, lasciandomi sfuggire il senso profondo delle cose. E così, il principale interrogativo che mi pongo dopo letto questo bel post riguarda il concetto di indigeno di un’isola deserta.

  • Fabio Curzi
    Posted at 19:42h, 05 Marzo Rispondi

    Scritto da Mediamente
    gabgolan. L’essere ipertesto ha tolto limiti. Ti ha fuso, confuso e immediatamente deviato al rosario elettronico.

    Naufraghi continuamente schiccherati da un’isola all’altra, dal falso indigeno puramente inglese a indigeni Coconuco.
    Naufraghi che combattono, attivamente, nel trovarsi e nell’esprimersi in un’isola o nell’altra.
    E nel mentre, non sono né in una né nell’altra.

    Naufraghi alla ricerca della loro isola, sguazzanti – per come sia meglio intenderlo – in una nebbiosa www.

    Alcuni si aggrappano, altri precipitano, ciechi.

    Deboli regole, anonimato, disinibizione.
    esserewwwAlcuni si aggrappano, altri precipitanosono

  • Fabio Curzi
    Posted at 19:42h, 05 Marzo Rispondi

    Scritto da gabgolan
    Non sono sicuro che Mediamente mi abbia chiarito le idee. Buon Natale, comunque.

Post A Comment