Come stiamo trasmettendo

Come stiamo trasmettendo

La scorsa settimana ho preso parte a tre eventi:  RomagnaCamp, Innovatori Jam e il WARM “Workshop on advanced research methods”. Appuntamenti molto diversi tra loro e accomunati dall’obiettivo dei partecipanti di condividere conoscenza.
Più che sui contenuti dei singoli eventi e sul valore dei singoli contributi vorrei provare ad appuntare alcune riflessioni sulle modalità in cui si trasmettono le informazioni.

Perché ci incontriamo?
In questo momento il problema relativo alla gestione dei processi di apprendimento e aggiornamento si è spostato dalla fase della ricerca, l’accesso alle notizie è sempre più semplice e veloce, a quello della selezione e della qualità delle fonti. Prima avevamo alcuni aghi in una balla di fieno, ora abbiamo un numero infinito di aghi in un deposito smisurato di rotoballe. Il problema è cercare l’ago giusto, tra molti aghi disponibili.
Quando organizzavamo attività con gli scout eravamo molto attenti a stabilire un calendario fatto di tempi deboli e di tempi forti. I tempi deboli erano le normali attività di sede, che si svolgevano settimana dopo settimana; attività manuali, per esempio, come cercare di costruire uno sgabello.
I tempi forti erano le uscite, con o senza pernotto, i campi più o meno lunghi. In quei brevi periodi, tra il camminare e il dormire e il cucinare insieme, si andavano a utilizzare quelle tecniche provate nell’attività in sede. In un modo o in un altro quello che sembrava impossibile da fare al chiuso riusciva all’aperto.
I barcamp, i workshop e gli altri appuntamenti online hanno senso se rappresentano questi tempi forti. Se sono un momento che, rompendo la routine, permette di concentrarci con maggiore attenzione sui temi che stiamo affrontando.

Il rumore
Tanto il RomagnaCamp (come esemplare di Barcamp) che Innovatori Jam hanno avuto l’obiettivo di promuovere condivisione di conoscenza dal basso. L’attività di moderazione e selezione da parte degli organizzatori ha cercato di gestire il disordine che questo tipo di azione comporta. Il workshop invece era organizzato dal LaRiCA in maniera verticale: tanti gli interventi ammessi e gestiti dal laboratorio. Il BarCamp nasce proprio in contrapposizione al modello accademico tradizionale, pur avendo lo stesso scopo di fondo: saperne di più.
Nei primi due eventi c’erano alcuni interventi fuori fuoco, attività di networking, una massa eccessiva di informazioni. Molte rotoballe e pochi aghi). Nel workshop c’erano pochi aghi, ma anche poche, pochissime pagliuzze.

Le persone
Quello che contraddistingue un tempo forte è anche la capacità di tenere alta l’attenzione di chi partecipa. Se l’attività di socializzazione è superiore a quella di ascolto vuol dire che le persone ritengono più importante socializzare che ascoltare. E’ una banalità, ma a che fare anche con la qualità complessiva degli interventi, sulla centratura del tema dell’evento, sulle tecnologie impiegate. Innovatori Jam per esempio era un momento forte con una tecnologia tutto sommato debole. Darsi appuntamento tutti su un forum per 48 ore sembra più adatto a coordinare gli attacchi di Travian che non a stabilire un’agenda digitale per un Paese.
Però le persone fanno la differenza, mettono in campo veramente le loro competenze e la loro passione e, selezionando le fonti, si arriva a cogliere qualcosa di buono.

Se finora ti è sembrato che volessi fare una difesa del metodo accademico rispetto ai metodi dal basso, sei fuori strada. Sono profondamente convinto della bontà dell’intelligenza collettiva, della condivisione e della partecipazione.

Le dimensioni contano
Un barcamp con un gruppo pre-individuato di partecipanti probabilmente non è una buona cosa. Difficilmente qualcuno che leggi e commenti tutti i giorni potrà sorprenderti con qualcosa che non conoscevi.
Un mega-evento online a cui partecipano persone disparate per estrazione e obiettivi rischia di concentrarsi su problemi spiccioli. Un sindaco di mia conoscenza lo chiamerebbe “la cacca del cane”. E’ vero che la cacca del cane non deve stare sui marciapiedi ed è fastidiosa, ma non è il problema più importante per la città, probabilmente.
Un evento come il workshop ha invece un gruppo coeso, per quanto ridotto, di persone che non si sentono con frequenza ma che ha intenzione di contribuire allo stesso scopo.

Perciò, come aggiustiamo il tiro per il futuro?

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