Il blogger pasquale

Arriva la Pasqua e arrivano le pulizie pasquali. Come tra Natale e Capodanno uno si mette lì a far propositi per il nuovo anno, a progettare diete, attività fisica, nuovi hobby e nuovi radiosi futuri uno a Pasqua s’avventura nelle pulizie domestiche. E a rimetter mano al blog, che dovrebbe essere la tua casa digitale t’accorgi che non ci scrivi da una vita.

Ma come, l’ultimo post l’ho fatto qualche mese fa.

Solo che qualche mese fa nel frattempo è diventato oltre un anno e magari ti sei scordato che nel frattempo sono successe due o tre cosette e altre due o tre cosette ti stanno per capitare.

Allora ti metti d’impegno, rivedi il profilo, controlli tutti i link, sistemi due o tre cose in giro e riprendi a pubblicare.

Alla fine, tra blog professionali, riviste, Twitter e Facebook e Pinterest e Instagram e Flickr e Slideshare e tutte le altre diavolerie che provi, usi e metti via hai pubblicato dappertutto contribuendo a rendere il web un posto sempre più rumoroso, ma non hai curato il tuo giardino.

Beh, si torna a casa e al giardino. Ora che è primavera qualcosa potrebbe spuntare.

PVT e i fatti miei

La foto qui l’ho scattata quasi quindici anni fa. Sono andato sulla tomba di PierVittorio Tondelli (da qui in avanti PVT) rispondendo alla sollecitazione di un gruppo di scritti di Un week-end postmoderno. Allora Un week-end postmoderno era il mio livre de chevet. Odio gli anni ’80, odio soprattutto i miei anni ’80, e in quel libro invece trovavo invece racconti esotici di vacanze in Grecia, lauree a Bologna, vernissage a Firenze, concerti nella bassa padana e a Filottrano, elenchi e sollecitazioni. Avevo cominciato a scoprire PVT con Altri libertini, che niente c’entrava con le letture di un liceo classico provincialissimo. Avevo divorato PAO e preso Rimini in biblioteca e ancora oggi non è nei miei scaffali anche se ne ricordo i personaggi. La mia copia di Biglietti agli amici l’ho regalata ad una amica in un momento importante per lei. Continue reading “PVT e i fatti miei” »

Un’altra linea d’ombra

Cinque anni fa, una sera d’agosto piovigginosa, me ne andavo ad Ussita. Avevo nelle tasche un progetto che stava crescendo e un’idea di me. Il progetto si chiamava Graduus e a cavallo tra il 2006 e il 2007 sarebbe diventato una impresa che si dedicava alla promozione del territorio e all’editoria digitale. Il mondo intorno a me, in cinque anni, è cambiato molto; parlo delle persone con cui mi incontravo e scambiavo idee, delle persone con cui facevo progetti, di quelle andate e di quelle arrivate.

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